© Adriano Schrade (Rec)


Membro del Partito socialista (PS - sezione di Lugano), candidato n. 15, lista PS-Verdi-PC alle Elezioni comunali 2020 per il Consiglio comunale di Lugano, canton Ticino (CH).

"Verso le comunali del 5 aprile"

pubblicato su La Regione 15.2.2020
Ecco le risposte al nostro questionario di Marco Jeitziner, candidato al Consiglio Comunale per il comune di Lugano sulla lista Partito socialista (domande standardizzate a tutti i candidati, nda).

Sono trasparente: questi sono i miei interessi professionali/privati...

Sono un sociologo (Master), svizzero cosmopolita, ho vissuto a Losanna, Berlino e Buenos Aires. Sono giornalista multimediale, consulente, formatore, scrittore, autore, musicista. Le mie passioni: cultura, arti, natura, cucina, viaggi. Segno: pesci ascendente scorpione.

Per la campagna elettorale spendo...
Il meno possibile. Faccio campagna restando me stesso, col mio lavoro, tra la gente, su Facebook.

Va salvato l'aeroporto di Agno?
Serve realismo, non più coi soldi dei contribuenti: lo finanzino semmai investitori privati. I voli da Milano, Bergamo o Zurigo vanno benissimo. I turisti arrivano lo stesso a Lugano. Se si smantella, parco pubblico tipo "Tempelhof" a Berlino, grandi spazi d'arte tipo "Hangar Bicocca" a Milano.

Aggregazioni: chi i prossimi? O serve fare marcia indietro?
Fermerei tutto, è una moda con soli scopi fiscali. Oggi la "grande Lugano" è ancora un paesone, non è una vera città e non lo sarà mai, un gruviera con buchi qua e là, tipo Massagno o Paradiso: è ridicolo. È un problema storico, culturale, politico.

Smartphone nelle scuole dell'obbligo: divieto totale o apertura?
Ovviamente apertura! Sono scelte politiche, di autonomia di sede. C'è sempre stata chiusura e diffidenza verso la tecnologia a scuola: serve pratica, sperimentazione, ricerca, poi le finalità didattiche e pedagogiche si trovano. Bisogna entusiasmare i docenti e dare meno retta ai genitori.

L'influencer è una professione?
Per alcuni lo è, ma è molto difficile, il mercato è già saturo. Serve talento, fortuna, autostima ecc., le aziende non pagano chiunque. Bisogna spiegarlo ai ragazzi in famiglia e a scuola, altrimenti si creano false illusioni e c'è chi è andato in crisi.

Crescita edilizia, va rallentata o favorita? Come e dove?
Se aumentano gli abitanti va favorita ma con qualità. Lugano però è speculativa da un pezzo: ora perde pure abitanti. I bei palazzi in centro tornino agli abitanti, cooperative, associazioni, commerci. Stop ai palazzinari, più pressione sui proprietari. Indagherei anche sull'origine dei capitali.

Si spende troppo o troppo poco per la cultura?
Mai abbastanza. Se ora un privato finanzierà eventi, è tutto dire, ma c'è cultura e cultura.
Il LAC? Costosissimo, vedremo come va, ma si fa poco per quella alternativa, che però dà fastidio o è "fuori legge" (ex Macello, ex Morel). Assurdo! Si prenda esempio da altri comuni svizzeri.

Vivacizzare la movida, come?
Se è intervenuto un privato, Lugano o è sorda o non ha ancora deciso cosa vuole essere. Però paghiamo frotte di funzionari al Dicastero eventi per fare che cosa? Serve più tolleranza, idee, voglia di uscire, gioia di stare insieme, socialità. Siamo noi la movida, non gli esercenti!

5G: moratoria o avanti?
Per quanto ne farei uso, anche moratoria. È solo business per i big della telefonia e problemi ulteriori alla privacy.

Autostrada, terza corsia Lugano-Mendrisio: sì o no?
No, siamo già al collasso.

Clima: una misura concreta nel mio comune...
Disincentivare in qualunque modo l'uso dell'automobile come si fa altrove (rincaro parcheggi, pedaggi in centro, bus gratis, zone pedonali e ciclabili, telelavoro ecc.).

Mi sono candidato perché...
Vorrei contribuire al cambiamento culturale, per il bene pubblico e nell'interesse comune. Una nuova esperienza istituzionale, sociale, umana e magari anche professionale..


I creativi freelance non esistono

pubblicato da PS Lugano 31.1.2020
Il 25 marzo i sindacati di categoria hanno ricordato all’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (Ufas) di estendere gli aiuti straordinari dovuti al Covid-19 a “tutti” i lavoratori indipendenti, liberi e freelance. Tra questi molti giornalisti professionisti, fotografi ecc., che da settimane non hanno più alcuna entrata finanziaria.

A loro non restano che i risparmi e, se dovesse protrarsi ancora per mesi la crisi, l’assistenza sociale, dato che non possono chiedere nemmeno la disoccupazione. Solo quelli messi in quarantena o che non possono accudire i figli hanno diritto alle indennità straordinarie, ma quanti sono? E solo quelli attivi nel concetto astratto di “cultura” a cui, sempre che esista, è stato annullato un contratto (per eventi cancellati, ecc.). Come se gli altri col loro lavoro non facciano cultura. A causa della “scarsità o mancanza di clienti”, dice l’Ufas, non si ha diritto. Invece bar, parrucchieri e quant’altro, sì. Il 27 marzo il ministro Parmelin ha riconosciuto che non c’è ancora una soluzione. L’Ufas non ha deciso ancora niente. Tutto è ancora incerto, i soliti pasticci giuridici. Com’è possibile? O tutti o nessuno.

Il Governo e l’Ufas sanno benissimo di questa categoria, dato che versa i contributi AVS, eppure è come se non esistesse. Dimenticata. Come se non fosse un ramo economico e/o culturale. A perderci è la stampa, già in difficoltà, la cultura tutta e l’enorme potenziale creativo del paese.